Dal 6 novembre in libreria e negli store online



«Al di là di ciò che è accaduto o poteva accadere, ciò che conta sono i sentimenti che restano. E’ questo il tema della bellissima storia di Mario Fortunato». 


(Enzo Siciliano, la Repubblica
)



«Lea aspettava il dottorino come una liberazione. Finalmente evadere dalle quattro mura, discutere di libri e di musica, parlare di paesi lontani, usanze, costumi, finalmente illudersi di avere una vita».


«La neve cade più intensa. Il pretore sa di essere ormai vicinissimo a casa, ma il freddo è tale da far sragionare. Sarà per questo che le parole di Lea ora gli sembrano oscure: come fossero scritte dall’altra parte del vetro di una finestra. Lui non può che leggerle all’incontrario».


Mario Fortunato

Il caso Sciaki


Immagini di Federico Pietrella

10 novembre 1929, domenica mattina. In un remoto borgo del Sud, Massimo Conci, manovale, lungo la strada che porta al cimitero nota «qualcosa di scuro che spicca sul bianco della neve come un’orma gigantesca e tenebrosa ». È il corpo senza vita di Italo Blasi, il giovane medico condotto venuto da Roma. Non si tratta di morte accidentale: come poi risulterà, un colpo d’arma da fuoco gli ha trapassato il cuore. La notizia si diffonde fulminea, nel paese di C., ma stranamente non tocca la caserma dei carabinieri. Sì, perché tutti hanno capito subito che si tratta di un delitto, e tutti «sanno anche (o almeno credono di sapere) chi è il colpevole»: per questo bisogna distrarre il maresciallo Leonetti. È l’inizio di un giallo giudiziario sui generis, nel quale Mario Fortunato, con tocco magistrale, sovverte tutti i canoni, trascinando il lettore in un enigmatico labirinto. Perché l’intero paese di C. è in combutta? Che cosa c’è stato davvero tra «il dottorino» e Lea, la moglie di Elia Sciaki, il farmacista, l’unico indiziato? – quella Lea che «viene da una regione al di là del mare», e «rispetto alle donne di C. possiede qualcosa che la rende speciale: gli occhi celesti come il cielo, e i capelli biondi, che in estate diventano d’oro».
Al processo è presente la popolazione di C. al completo, «come se si trattasse di una rappresentazione teatrale». Ed effettivamente di teatro, o meglio di farsa, si tratta: tutti i testimoni sembrano d’accordo; l’avvocato della famiglia della vittima vorrebbe solo «tornarsene a casa il più velocemente possibile»; quanto a Elia Sciaki, pare «un manichino, gelato in una postura che si direbbe di disprezzo: ma verso chi? Verso che cosa?»; e il castello accusatorio costruito con estremo puntiglio dal maresciallo Leonetti viene messo in discussione, confutato e rovesciato. E tuttavia il pretore Sculco non è pienamente convinto, c’è qualcosa che non torna del tutto… Nulla, infatti, è più opaco e illeggibile di ciò che all’apparenza è evidente – cioè la realtà.


L’autore


Mario Fortunato è scrittore e traduttore. Ha diretto l’Istituto italiano di Cultura a Londra. Con I giorni innocenti della guerra (2007) è stato finalista al Premio Strega e vincitore del Premio Mondello e del Super Mondello; tra i suoi romanzi più recenti, Sud (2020) e Il giardino di Bloomsbury (2024). Per Palingenia ha tradotto I ritratti in miniatura di Lytton Strachey (2025).

Il catalogo

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