
Il raggio bianco ha ottenuto il Premio Flaiano per il teatro 2006.
Questa edizione del Raggio bianco è corredata di una Postfazione di Arturo Cirillo, regista dello spettacolo che andrà in scena nel 2026, e da un saggio di Dario Tomasello, professore presso l’Università degli Studi di Messina.
Sergio Pierattini
Dramma in due atti
Postfazione di Arturo Cirillo
Con un saggio di Dario Tomasello
«Le maschere»
Una discesa agli inferi.
Potreste trovarle in coda alle casse di un supermercato, o sedute davanti a voi in metropolitana. Sono vestite con gusto, sono ben pettinate e cortesi. Italianissime, vivono da sempre nella vostra città. Se vi capitasse di sentirle parlare, rimarreste colpiti da quell’accento nostrano, che va dritto al vostro cuore evocando le migliori qualità della vostra gente, che è laboriosa, simpatica e soprattutto onesta. Non fatevi ingannare. Quelle due distinte signore che continuano ad osservarvi appartengono alla più pericolosa specie di predatori che offre la fauna umana che ci circonda. Se siete anziani, fragili o poco saldi sulle gambe e nel cuore, qualche ora dopo potreste ritrovarvele davanti alla vostra porta, sorridenti, proprio come quando avete loro ceduto il passo al tornello della metro. Vi domanderanno di lasciarle entrare. Lo farete, perché vi tornerà a mente che è cattiva educazione parlare sulla porta. E sarete perduti. Una delle due, probabilmente la più giovane, vi chiederà di poter usare il bagno. E mentre la più anziana vi fascerà il capo con un quesito di cui neanche più tardi, davanti ai carabinieri, sarete in grado di recuperare il senso, la giovane affonderà le mani nel cofanetto che da anni conserva fedelmente le gioie di una vita. Una raccomandazione di importanza vitale: se doveste accorgervi di quello che sta succedendo, non ribellatevi, fate come quegli animali che al cospetto dei predatori si fingono morti. Avete una certa età, fregatevene dei gioielli. Fatto il colpo, abbandoneranno il campo rapidamente. Negli anni ritornerete spesso a quella vicenda, raccontando fino alla noia a parenti e amici la vostra drammatica avventura. Poi dimenticherete.
Finché una sera piovosa, affacciandovi alla finestra della vostra casa, vedrete passare per strada, chine sotto i loro ombrelli, due donne. Le seguirete con lo
sguardo lungo il viale, fin quando scompariranno alla vostra vista. E allora immaginerete di seguirle fino alla loro casa, di entrare dentro la loro tana, di conoscere i loro segreti e misteri. Vi accomoderete sul divano del loro salottino, le vedrete sedersi a tavola, ascolterete la loro conversazione, i loro improvvisi e violenti litigi. In attesa che un dio vendicatore si abbatta su di loro.
«Pochi autori italiani sono oggi capaci di catturare l’immediatezza e la vivacità del parlato quotidiano come Sergio Pierattini. Non è ovviamente una questione di cadenze regionali o di utilizzo delle singole parole: è soprattutto un fatto di ritmi, di fiati, di rapporti diretti, fisiologici fra la velocità dell’eloquio e l’intensità delle emozioni. È un fatto di frasi più o meno concluse, di studiate alternanze fra emissione vocale e silenzi in attesa di un cenno, di una risposta da parte dell’interlocutore»
(Renato Palazzi).
Sergio Pierattini è nato nel 1958. Nel 1982 si è diplomato all’Accademia Nazionale di Arte Drammatica «Silvio d’Amico» di Roma. Da anni affianca l’attività di attore a quella di autore teatrale e sceneggiatore radiofonico. Ha insegnato sceneggiatura
per la radio presso il Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola Nazionale di Cinema. Dal 2012 è insegnante dei Master di Drammaturgia e Sceneggiatura dell’Accademia Nazionale «Silvio D’Amico» di Roma. Tra le sue numerose opere teatrali ricordiamo La Maria Zanella (2005), Un mondo perfetto (Premio Riccione 2007), Il ritorno (Premio dell’Associazione Nazionale critici di teatro 2007/2008), Ombretta Calco (2015) e Anfitrione (2019).