«Scrivendo la storia del pittore Kōji non ho mai riso, però ho sorriso dall’inizio alla fine, nonostante i malanni legati all’età; mi auguro che anche a chi legge accada di sorridere, cosa sicuramente più facile quando si è meno vecchi e in buona salute».

(Giovanni Mariotti)

Giovanni Mariotti

Carpae Dies

Il giorno della carpa

Il poetico (e ironico) racconto di un monaco pittore di pesci, ma anche pesce per la durata di un giorno. In una deliziosa perla letteraria, l’omaggio di un grande scrittore alla letteratura giapponese.

Prendendo spunto da un racconto della letteratura classica giapponese – non più di sei pagine – Giovanni Mariotti ha sognato il Giappone, e nel Giappone la
storia di un monaco pittore di pesci, ma anche pesce per la durata di un giorno… giorno in cui molte cose accadono, sia in superficie sia nell’universo subacqueo. Tutto ruota intorno a una reincarnazione di un tipo assai raro persino in Oriente: provvisoria, sperimentale, con possibilità di recesso.

La favola di Mariotti ripropone in modo nuovo l’antica Via dei solitari, dei rinuncianti: correndo sul crinale tra sogno e realtà, reincarnazione e metamorfosi, il protagonista finisce per imparare l’Arte del vivere ai margini, senza dare troppa importanza alle cose. Ormai libero dalla vanità, dall’ira, dal bisogno di essere giudicato per quello che è e dal desiderio di essere altro, conoscerà, nel fiore della decrepitezza, le semplici gioie naturali che non dipendono né dagli dèi né dagli uomini.

Il libro di Mariotti è un omaggio a una letteratura, quella giapponese, che negli ultimi anni i lettori italiani hanno mostrato di amare, e in particolare a Ueda
Akinari, il grande maestro del racconto breve vissuto nel XVIII secolo. Ispirato ad Akinari è non solo Carpæ dies, titolo alla latina che intende sottolineare la natura anfibia dell’opera, occidentale e orientale, ma anche il breve racconto finale – storia di un letterato di provincia e di un samurai – con cui Mariotti accompagna il lettore fuori dal libro, come per cortesia si accompagna il visitatore sino sul pianerottolo.


«Sì, amici pesci, io vi invidio; mentirei se vi dicessi che questo corpo vecchio, verticale, scolorito, privo di forza, reso macchinoso da un paio di braccia e un paio di gambe – appendici di cui, non sarete voi a negarlo, si può fare benissimo a meno – si trova a proprio agio nell’elemento fluido dove voi guizzate in tutte le direzioni, verso destra e verso sinistra, verso l’alto e verso il basso. Vorrei avere un corpo come il vostro, compatto, ben concepito, disegnato con eleganza, giusto per l’ambiente, guizzare come voi, sentirmi a mio agio, essere non la cosa timida e perplessa che sono, ma uno di voi; pesce insomma».


L’autore

Giovanni Mariotti (1936), tra i più importanti scrittori italiani, ha lavorato a lungo nell’editoria, dirigendo, tra l’altro, la «Biblioteca blu» per l’editore Franco Maria Ricci. Tra le sue opere si ricordano Storia di Matilde (1993, 2003), giudicato da Pietro Citati «il più bel romanzo italiano del tardo Novecento», Il bene che viene dai morti, vincitore del Premio Bagutta 2011 e Piccoli addii (2020). Nel 2024 Palingenia ha pubblicato La biblioteca della Sfinge, raccolta di microbiografie in forma di quiz letterari.

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