
«In Permunian sembra di riconoscere ancora intatto il potere della scrittura letteraria come era inteso dai grandi maestri moderni, da Kafka a Céline a Beckett» (Emanuele Trevi).
Francesco Permunian
Mezza centuria di microstorie sul fallimento come opera d’arte
«I bacari»
Velleitari aspiranti scrittori, editori senza scrupoli e senza onore, circoli culturali da farsa, tronfi accademici alla deriva. Cinquanta storie di vite disastrate, ineluttabilmente votate al fallimento. Un grottesco bestiario umano raccontato in un sulfureo zibaldone narrativo.
Larve di scrittori, romanzieri e poeti che ballano gli ultimi passi di un valzer malinconico in certe stanze dell’editoria italiana e in farsesche sagre paraletterarie; un direttore editoriale accusato di plagio che finisce dentro un ospizio a registrare i sogni e gli incubi degli altri ospiti; gruppi di lettura e circoli culturali di provincia simili a pollai di galline petulanti; una combriccola di professori a riposo che all’ora dell’aperitivo spolpano ossa di maiale in ricordo di quei poeti e scrittori di cui hanno filologicamente succhiato le ossa per fini accademici; nazifemministe che per protesta contro gli uomini incitano altre donne alla zoofilia con accoppiamenti non proprio giudiziosi; una cena a base di bolliti in un ristorante di Verona, con annesso pediluvio, che si trasforma in una trappola mortale; un’ingenua pulzella che spera di guarire dalla foruncolosi affidandosi alle cure di una santona celtica; un giovane e velleitario medico mancato che, sull’esempio di Antonin Artaud, apre un atelier teatrale in manicomio pur di continuare a mettere in scena sempre la stessa pièce di Tadeusz Kantor… E via di questo passo, pagina dopo pagina, in una rovinosa e grottesca discesa agli inferi che non risparmia niente e nessuno, raccontata in un sulfureo zibaldone narrativo da una delle voci più irriverenti e iconoclaste della letteratura italiana di oggi.
«Non per vantarmi, ma io posso dire senza tema di smentita di essere stato
uno degli ultimi veri hommes de lettres d’Italia. Uno che trattava a viso aperto con autori sia esordienti che affermati. Con mostri sacri e con pivellini, quante ne ho viste e sentite in quegli anni lassù al quarto piano di Segrate!
«Dove stazionavano in permanenza, mi ricordo, frotte di aspiranti autori con le loro brave cacchine romanzate sottobraccio che, se non stavi attento, te le tiravano in faccia mentre passavi al mattino per andare al lavoro ».
Francesco Permunian (1951) vive e lavora da molti anni sul Lago di Garda. È autore di diversi romanzi e racconti, nonché di qualche occasionale zibaldone. Tra le sue opere si ricordano Sillabario dell’amor crudele (2019, Premio Dessì), Giorni di collera e di annientamento (2021), Calabiani (2022), I demoni beati (2023), Teatri minimi della Valpadana (2024), Luna vedova per strade di mare (2025).